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L’emergenza che paralizza

L’emergenza che paralizza

 

Normalmente, di fronte ad una minaccia, gli esseri umani hanno una reazione di attacco o fuga.   Si tratta di una reazione fisiologica che comprende una accresciuta attività nervosa e ormonale, l’aumento del tono muscolare, della pressione e del flusso sanguigno. I peli si rizzano, lo sguardo si focalizza sulla minaccia, la visione periferica svanisce. È una reazione adattiva nel senso che mette l’organismo in condizione di salvarsi la vita. O attaccando e quindi estinguendo la minaccia o allontanandosi.

 

Attacco fuga e freezing

Esiste poi un’altra opzione che è quella della paralisi (freezing); si tratta di una reazione piuttosto primitiva, presente sia negli esseri umani che negli animali. Di fronte ad una situazione di pericolo estremo, come di fronte ad un predatore, persone e animali si immobilizzano allo scopo di sembrare morti.

Ma a che cosa conduce questa immobilizzazione? Non siamo di fronte ad una reazione consapevole, non è come fingersi morti durante un attacco terroristico; al Bataclan, ad esempio, durante l’attentato del 2015, alcune persone hanno raccontato di essersi salvate proprio usando questa strategia.

Il freezing è un’altra cosa, è una risposta automatica, non consapevole; è restare immobili, incapaci di qualsiasi reazione proprio in mezzo ad un bombardamento, proprio mentre si sta verificando qualcosa di potenzialmente pericoloso. È molto frequente e riguarda la maggior parte di noi.  Infatti sembra che, di fronte ad una situazione di rischio vitale, il 75% delle persone resta bloccato e impossibilitato a reagire, mentre solo il 15% fa la cosa giusta e un buon 10% mette in atto comportamenti che riducono la possibilità di sopravvivenza per sé stessi e per gli altri.

 

Il trauma emotivo

Nel caso di un trauma emotivo, la paralisi è una strategia efficace per difenderci da un’esperienza troppo forte da superare. In questo caso, il freezing ci consente di difenderci riducendo l’intensità percepita del trauma.  Nel caso di aggressioni fisiche e sessuali, questa reazione oltre a ridurre l’intensità percepita del trauma può scoraggiare l’aggressore dal proseguire.

 

Il pericolo è il Virus

Anche una condizione caratterizzata da un grado elevato di ambiguità ed incertezza può condurre la maggior parte di noi ad una forma di paralisi ma questa volta solo mentale, parliamo di “incertezza improduttiva”.

E dunque, cosa succede quando il pericolo è invisibile come il Corona Virus? Come stiamo reagendo di fronte a questo “predatore” che non possiamo attaccare e a cui sembra impossibile sfuggire? La Pandemia costituisce una condizione caratterizzata da un elevato grado di ambiguità e di incertezza che può condurre la maggior parte di noi proprio ad una forma di paralisi mentale e di “incertezza improduttiva”.

 

Cosa ci dice la psicologia?

Gli psicologi hanno studiato un gruppo di persone particolarmente abili a cavalcare l’incertezza (innovatori, imprenditori, premi Nobel, giocatori d’azzardo, surfisti) per scoprire che cosa esattamente li rende così capaci di reagire e non incorrere nella paralisi mentale. Ebbene una delle caratteristiche riscontrate in queste persone è la capacità di allargare lo sguardo a tutte le opzioni presenti e future che una data situazione, caratterizzata da incertezza e ambiguità, offre. Dunque allargare la prospettiva consente a queste persona di affrontare con ottimismo anche lo scenario peggiore e di non lasciarsi sopraffare dall’ansia e dall’inquietudine.

 

La seconda ondata

L’evoluzione della Pandemia da Corona Virus con l’arrivo della temuta seconda ondata e la relativa crescita dei contagi, insiste su una ferita aperta e ci fa vacillare. Sentiamo la fatica di affrontare ancora una volta la minaccia di un pericolo invisibile, sentiamo la paura di non farcela e di ritrovarci soli e senza risorse di fronte ad una condizione tanto critica. Alcune immagini iconiche del primo lockdown tornano alla mente e aprono voragini di dolore e paura.

Se è vero che non abbiamo alcun controllo sugli eventi esterni, che non possiamo riavvolgere il nastro, tornare indietro e cancellare il Covid dalle nostre vite, certo possiamo controllare la nostra reazione agli eventi stessi e il significato che a questi attribuiamo. Possiamo farci protagonisti attivi per ciò che è in nostro potere cambiare piuttosto che lasciarci schiacciare e paralizzare. La percezione di controllo sulle nostre vite, nonostante il Covid, aumenterà il nostro senso di benessere, rinforzando il nostro sistema immunitario e consentendoci di affrontare al meglio ciò che non è in nostro potere evitare. Allargare la nostra prospettiva, ampliare lo sguardo dalla minaccia imminente a tutte le opzioni presenti e future può significare riuscire ad affrontare l’incertezza con ottimismo.

 

Chiedere aiuto ad uno specialista

In questo momento diventa di fondamentale importanza chiedere aiuto ad uno specialista con il quale costruire un’alleanza capace di sostenerci e condurci fuori dall’immobilità consentendo alle nostre risorse di emergere.

Fonti

 

https://theconversation.com/paralysed-with-fear-why-do-we-freeze-when-frightened-60543

https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0149763401000562

 

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